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Maddalene

“La poesia è un atto di pace” gridava al mondo Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, conosciuto in tutto il mondo come Pablo Neruda, l’immenso poeta cileno. Come non dare ascolto a questo breve enunciato, come non comprendere che davvero le arti, nel loro genere, possono davvero non solo veicolare messaggi di unione e di comprensione e naturalmente di pace, ma essere il vero motore di una rinascita per le proprie coscienze collettive?

Allo stesso modo la fotografia, intesa essa come racconto infinitesimale  fermato in una singola immagine, delinea attimi di riflessione che spesso hanno la forza di cambiare il modo di pensare, e possono davvero con la stessa forza motrice, avere la possibilità di cambiare il modo di pensare il mondo in sé.

Chi ha la possibilità più ovvia di poter cambiare il modo di pensare il mondo è chiaramente l’essere umano, perchè ne detiene le chiavi di accensione; in questo senso però, ancora, con esigue e scarse possibilità. Purtroppo l’evoluzione in senso stretto ha avuto e continua ad avere degli inciampi davvero maestosi, perchè vive di quella linfa chiamata società che continua a discriminare e continua a manifestare in ogni luogo del pianeta sintesi mai così complesse di atrocità e di violenza. E le vittime sono purtroppo, sempre dati alla mano, i più deboli. Con loro, spesso non accorgendosene affatto, spariscono culture specifiche e subculture, che ogni giorno – e sempre di più – affondano sotto i colpi silenziosi della stessa violenza.

Un mondo questo, che se per puro paradosso fosse fermato adesso, riscontrerebbe annualmente alcuni numeri sul quale noi tutti abbiamo il dovere di riflettere. E in questo periodo storico, continuare a riflettere sulla condizione della donna nella società ad esempio, è doveroso.

Nel 2018, per fare un esempio pratico, circa 380 milioni di donne nel mondo hanno subito violenze fisiche e/o sessuali da parte dei loro partner, mentre nelle zone di guerra donne e ragazze subiscono violenze da parte dei combattenti. Lo stupro è utilizzato come arma di guerra e strumento di pulizia etnica. Una donna su tre, secondo un recente dato dell’UNIFEM è stata violentata, picchiata o abusata almeno una volta nella vita. La violenza domestica inoltre è la causa principale di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni, molto più del cancro, della malaria o degli incidenti. Le donne, soprattutto nelle aree dei conflitti armati, sono vittime di qualsiasi ignobile gesto di violenza, compreso bambine piccole, gracili e malnutrite che sono costrette a prostituirsi, e strappate alle loro famiglie; la conseguente devastazione psicologica causa danni ancora più irreparabili, persistenti e indelebili nel corpo e nella mente di queste vittime.

Potremmo continuare per pagine e pagine a sciorinare dati su quello che accade, ripeto, silenziosamente nel mondo; noi tutti abbiamo il dovere di alzare la voce e gli occhi, per gridare che non può esistere più un suolo comunemente calpestabile privo di pace e di sicurezza.

In questo senso stretto, esistono però persone che col loro lavoro focalizzano l’attenzione su questo perpetuarsi infinito di brutalità, e allo stesso modo esistono persone coraggiose e capaci che attraverso il loro lavoro denunciano e sensibilizzano allo stesso modo quello che accade in ogni angolo del mondo.

Uno di questi è Pino Bertelli, fotografo piombinese che ha girato il mondo raccontando attraverso i suoi meravigliosi scatti i volti di chi non ha voce, i volti di chi però ha una grande anima e una grande storia da raccontare. Non solo un fotografo, ma un uomo. Ed è su questo aspetto che bisogna riflettere; perchè in questo momento, seppur non tutti con le capacità di Bertelli, dobbiamo essere tutti Bertelli. Tutti insieme.

Nutro una grande stima nei suoi confronti e una grande ammirazione per i suoi lavori, proprio perchè nel silenzio cupo del tramonto del mondo, questi spiccano per l’alba luminosa che portano dentro, fatta essa stessa di speranza e di bellezza.

Il fotografo francese Pierre Movila ci fa notare che la fotografia è come un arresto di cuore per una frazione di secondo; ecco che allora mi soffermo a riflettere, e comprendo quanto le fotografie che ha realizzato e continua a realizzare Pino Bertelli siano davvero un attimo nel quale, sgorga limpida una riflessione nuova e profonda da portare via con sè come bagaglio sul quale soffermarsi molto più di ‘spesso’.

Il progetto “Maddalene – Donne contro la guerra” nasce proprio con l’intento di mostrare la bellezza della vita e della dignità delle donne all’interno di un contesto privo di bellezza come la guerra, in un contesto di pura e deliberata devastazione dove il pane e l’acqua sono solo paura e violenza e dove la domanda più frequente rimane “Vivrò?”.

La dignità che portano nei loro occhi queste donne è una testimonianza di milioni di pagine di vita e di vite, che ogni giorno subiscono abusi e suprusi, rese mute e dimenticate dalla quotidiana sensazione di ‘arrivo’ che droga tutti noi continuamente.

In un periodo di difficoltà mondiale come quello che stiamo attraversando, a causa della Pandemia da COVID-19, in cui ancor di più il silenzio diventa tombale e sotterrato di miglia e miglia, la donna è vittima ancor di più. In questo caso, senza che il problema si svuoti della sua reale portata per degli errori di gestione dello stesso, proiettandolo fuori dai propri confini come spesso purtroppo accade, è di fondamentale importanza raccontare e testimoniare, e allo stesso tempo agire.

Una piccola e breve mostra di scatti (tradotti in questo caso in opere virtuali da esporre online), realizzate da un grande fotografo come Bertelli, e accompagnata da stralci di ‘Atti di pace’ dedicati al mondo della donna, per dirla alla Neruda, non può che essere un gargantuesco auspicio non solo per un mondo che possa risorgere presto dalle sue ceneri, ma anche un modo per sostituirsi in un piccolo cerino, che possa esso accendere la fiamma della giustizia, dell’equità e della parità. E soprattutto della libertà.

Alessandro Schiavetti
Presidente ACS Art Center / Art Curator

Donne contro la Guerra

Dare ‘il via’ ad una mostra virtuale in questo periodo così particolare a livello mondiale, mi sembrava opportuno e doveroso, soprattutto per evidenziare e dare luce al tema della violenza sulle donne, alla loro importanza, alla loro fragilità nella società e soprattutto per dire ancora oggi un secco e deciso ‘No’ alla violenza che le colpisce continuamente.

Grazie agli scatti del celebre fotografo piombinese Pino Bertelli potrete osservare come l’artista si sofferma sulla fragilità del mondo femminile, sulla vulnerabilità e ovviamente sulla difesa dei diritti sociali delle donne di tutto il mondo.

Troppo spesso le donne vittime di violenza si sentono sole, convinte che nessuno possa comprenderne il problema o ancor peggio, aiutare facendo qualcosa. Ma non è così: l’obiettivo di questa mostra virtuale è porre sotto i riflettori il fenomeno stesso, facendo sì che sempre più persone conoscano le radici e la profonda gravità del problema. Il tutto per sollecitare la coscienza collettiva, perchè tutti quantomeno possano riflettere sul problema in sé.

La violenza sessuale, razziale, di genere insieme ad altre forme di discriminazione e violenza sono sempre presenti nella nostra quotidianità, e non possono essere eliminate senza si vada a cambiare radicalmente la cultura che le contraddistingue.

Dalle minacce agli attacchi verbali, dalle aggressioni fisiche allo stalking, dallo stupro a tutte le altre forme di violenza che la donna subisce, rappresentano un enorme buio, nel quale nessuna donna dovrebbe mai finire.

Marzio Porri
Presidente Associazione Culturale Aruspicina

 

 

Ancora una volta l'arte ci aiuta a costruire comunità ad educare ad un possibile che oggi è sempre più necessario.
Riscoprire il ruolo della donna nella società è segno fondamentale della capacità della società stessa di percorrere ed attivare strade nuove.

Come amministrazione non potevamo che raccogliere la sfida che la lotta alla violenza contro le donne apre, che è prima di tutto una sfida culturale e che anche con le armi della cultura va affrontata.
Questa mostra online rafforza il nostro impegno e ci conferma nella ferma condanna di ogni atto di violenza contro le donne, compresa quella "collettiva" quando non si riconosce a pieno alle donne pari diritti e pari opportunità.

Domenico Di Pietro
Assessore alla Cultura del Comune di Cecina